(di Angelo Baracca, Franco Marenco, Emilio Martines, Andrea Martocchia, Luca Nencini, Maria Luigia Paciello, Libero Vitiello)
I firmatari della presente - ricercatori e persone a vario titolo impegnate
in ambiente accademico e scientifico - desiderano esprimere la loro forte
preoccupazione e un netto dissenso rispetto alla campagna mediatica che viene
sostenuta per propagandare «l'idrogeno come combustibile pulito», addirittura
alla base di una pretesa «rivoluzione ecologica». Questa campagna è stata
avviata dal noto economista Jeremy Rifkin (Economia all'idrogeno, Mondadori
2002), presidente della Foundation on Economic Trends di Washington, e continua
ad essere alimentata, nonostante incongruenze piuttosto evidenti negli assunti
di fondo. L'idrogeno è un gas infiammabile che non esiste sulla superficie
terrestre, e produrlo artificialmente richiede di per sé un notevole dispendio
di energia. Di conseguenza esso non può essere di per sé etichettato come di
energia, ma soltanto come vettore, cioè come mezzo per immagazzinare l'energia
prodotta da altre fonti. Notiamo qui subito che tale immagazzinamento, come ogni
conversione da un tipo di energia ad un altro, ha un costo energetico, cioè
comporta la degradazione in calore e la conseguente perdita di una parte
dell'energia coinvolta. Oggi quasi tutto l'idrogeno prodotto industrialmente
viene ottenuto a partire da fonti di energia fossili, più precisamente dal
metano o da derivati del petrolio, attraverso processi detti di «reforming».
L'idrogeno prodotto in questi processi contiene circa il 75% dell'energia
fornita in ingresso, mentre il restante 25% viene perso sotto forma di calore.
Il nostro vettore di energia è quindi in realtà assimilabile a un secchio
bucherellato.
Inoltre, per ogni atomo di carbonio presente negli
idrocarburi utilizzati nei processi di reforming, si produce una molecola di
anidride carbonica. Come sappiamo, l'anidride carbonica è il principale tra quei
gas che, immessi nell'atmosfera, contribuiscono al riscaldamento del nostro
pianeta, con gravi e ancora non del tutto prevedibili conseguenze sul clima. In
effetti, la quantità di anidride carbonica ottenuta producendo idrogeno per
reforming è la stessa che si produrrebbe se il metano o il petrolio utilizzati
fossero bruciati direttamente in una centrale elettrica. Dal punto di vista
dell'effetto serra, che dovrebbe essere uno dei criteri di valutazione
principali della compatibilità ecologica di una tecnologia, l'uso dell'idrogeno
così prodotto non apporta quindi alcun vantaggio, anzi, come vedremo, può
risultare svantaggioso quando si consideri l'anidride carbonica prodotta per
unità di energia generata.
Come si utilizza l'idrogeno? Se consideriamo
l'uso per autotrazione, che è quello per il quale viene maggiormente
propagandato, esistono due opzioni.La prima, più immediata, è di utilizzarlo
come combustibile per un motore a combustione interna opportunamente modificato,
simile a quelli attualmente utilizzati nelle automobili. Questa soluzione
avrebbe effettivamente l'effetto di liberare le città da buona parte dei gas di
scarico prodotti dagli autoveicoli, e quindi di migliorare la qualità
dell'ambiente urbano. Purtroppo, si tratta di un approccio al problema
assolutamente insostenibile dal punto di vista globale. Ammettendo per i motori
a idrogeno un rendimento pari a quello dei motori a benzina, come abbiamo detto
vi è nel processo di produzione dell'idrogeno una perdita di energia che fa sì
che, a parità di energia utile, occorra un consumo maggiore di idrocarburi, e
conseguentemente il rilascio di una maggiore quantità di anidride carbonica
nell'atmosfera.
La seconda opzione è quella di usare l'idrogeno in celle
a combustibile. Si tratta di dispositivi che convertono l'energia immagazzinata
nell'idrogeno in energia elettrica, che può essere usata per alimentare un
motore elettrico. Anche in questo caso, il merito dell'idrogeno sarebbe quello
di spostare l'inquinamento dalle città alle centrali di produzione
dell'idrogeno. Visti i buoni rendimenti delle celle a combustibile, con questa
tecnologia ci si può aspettare un livello di consumi di idrocarburi - e quindi
di produzione di anidride carbonica - pressoché pari a quello attuale, a parità
di energia utile prodotta. Neanche questa dunque è una opzione valida dal punto
di vista ambientale, stante la necessità di ridurre prima possibile i consumi di
combustibili fossili e le emissioni di anidride carbonica.
C'è poi una
visione che prevede la produzione di idrogeno senza il ricorso a sorgenti
fossili, per mezzo di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili (solare,
eolico, ecc.). L'idea di un sostanziale incremento della produzione di energia
da fonti rinnovabili non può che trovarci pienamente favorevoli. Tenuto conto
però che, ragionevolmente, queste fonti potranno al più fornire solo una parte
dell'attuale fabbisogno energetico mondiale, è possibile verificare che
l'elettricità così prodotta sarebbe utilizzata in maniera più efficiente, cioè
con minore spreco, immettendola direttamente nella rete elettrica piuttosto che
non immagazzinandola nel nostro «secchio bucherellato».
Infine, va citato
il fatto che l'idrogeno può essere ottenuto per reforming anche dal carbone.
Questo procedimento, che come detto sopra equivale, in termini di produzione di
anidride carbonica, a bruciare il carbone stesso (ma con minore resa
energetica), aprirebbe in pratica la strada all'uso per autotrazione, e non
solo, delle abbondanti riserve di carbone ancora esistenti sul pianeta, con un
effetto sul riscaldamento globale ancora peggiore di quello degli scenari
descritti precedentemente. Infatti, a parità di energia prodotta il carbone
produce ancora più anidride carbonica del petrolio e del metano. Né può
risultare di conforto la prospettiva oggi propagandata che la produzione
dell'idrogeno avvenga in impianti in cui l'anidride carbonica venga
«sequestrata» e immagazzinata in siti sotterranei. Infatti, al di là dei grossi
problemi tecnici ancora da superare e del costo energetico del procedimento,
nessuno è in grado di predire se nel lungo periodo questa anidride carbonica non
sia comunque in grado di raggiungere l'atmosfera, per diffusione o in occasione
di terremoti o altri eventi geologici violenti.
Riassumendo: gli
idrocarburi fossili (petrolio e metano) sono preziosi in quanto esistono sul
nostro pianeta in quantità limitate e costituiscono, oltre che fonti di energia,
anche materie prime preziose per una grande quantità di processi industriali. Di
conseguenza essi vanno risparmiati ed indirizzati agli usi strettamente
necessari, non solo perché il loro utilizzo aumenta l'effetto serra, ma anche
perché il prossimo raggiungimento del picco mondiale di produzione (previsto
entro pochi anni) è causa di gravi tensioni internazionali, e sempre più lo sarà
in futuro. Le azioni militari contro la repubblica federale di Jugoslavia e
l'Afghanistan erano motivate principalmente dalla preoccupazione degli Usa e dei
loro alleati di assumere il controllo delle vie di trasporto del petrolio del
Mar Caspio. Il riferimento al petrolio è ovviamente ancora più esplicito quando
si parla dell'Iraq.
I combustibili fossili, per poterli risparmiare,
vanno utilizzati nel modo più efficiente possibile, il che oggi vuol dire che
bisogna bruciarli in centrali elettriche. Altri usi vanno disincentivati. In
quest'ottica, il motore a combustione interna rappresenta una tecnologia
terribilmente inefficiente che va superata quanto prima, in quanto utilizza solo
metà o anche meno dell'energia che si riesce a estrarre in una centrale
elettrica. L'introduzione dell'idrogeno non può modificare questa visione, anzi
renderebbe la situazione ancora più critica qualora venisse usato come
combustibile per motori a combustione interna. Per di più, qualora la scarsità
di petrolio e metano portasse in futuro all'utilizzo di idrogeno prodotto a
partire dal carbone, gli effetti in termini di cambiamenti climatici sarebbero
ancora più devastanti.
Invitiamo quindi tutti coloro che hanno a cuore il
futuro del nostro pianeta a non cadere nel tranello dell'idrogeno, che è in
realtà uno stratagemma di marketing utilizzato dalle compagnie petrolifere con
l'intento di mantenere l'attuale situazione di spreco dei combustibili fossili,
e da alcuni governi in vista di un insostenibile passaggio ad un regime di
produzione di energia basato principalmente sul carbone. L'idrogeno non
rappresenta quindi la rivoluzione energetica promessa, ma una semplice
riedizione degli odierni scempi ambientali (si pensi alle truffe della benzina
verde e dell'ecodiesel). Il grosso problema dell'energia non è come
immagazzinarla (anche questo ha un peso, ma diverso e di portata molto più
limitata), ma come produrla e come utilizzarla con minori sprechi. Se ci sta a
cuore il futuro del pianeta diventa improcrastinabile, accanto a un deciso
sviluppo nel campo delle fonti rinnovabili e delle politiche di risparmio e di
uso differenziato delle diverse fonti, uno sforzo collettivo verso
l'elaborazione di un nuovo concetto dello sviluppo, che non sia basato sulla
continua crescita economica, cioè sul continuo aumento quantitativo delle merci,
dei prodotti e dei consumi. Tale crescita, la cui insostenibilità diventa di
giorno in giorno più evidente, ci sta portando ad un stato di guerra infinita e
permanente per appropriarsi delle sempre più scarse risorse
energetiche.
La Lettera è stata pubblicata su Il Manifesto del 9 marzo 2003, pagina 13

